LOVE IS BLINDNESS

coppia

Credere nel sogno di una stella che si stacca da un pianeta per diventare stella.

Credere nell’abbandono di se stessi per diventare l’altra persona.

Credere in miliardi di respiri per scorgere l’alba che fa luce al sole.

Attorcigliati da bende spesse le anime represse si vincolano a se stesse.

Rivoltano dolori e si prendono cura dei loro cuori con medicine scadute.

Sopra una rupe si staglia il dirupo e le anime morte son pronte al tuffo.

Sopra la cresta delle onde volerà una  nave e porterà Caronte al di fuori delle sponde del mondo.

C’è un unico modo per sopravvivere alla vita, accecare il buio!

Credere di essere qualcun altro per darsi in pasto alle peggiori belve.

Credere di essere strani, disumani, capovolgere le intenzioni e ridursi a candele.

Credere che le nuvole dentro la pelle portino la pioggia.

Vincolati dalle cortecce cerebrali e legati da finimenti equestri corriamo l’ultima corsa.

Non c’è spazio per un futuro diverso sotto quello strato di mare dove anneghiamo.

Non c’è più una superficie marina dalla quale emergere.

Non c’è più l’abisso dove si sprofonda.

Non c’è più niente.

Non si vede più nulla.

Non si vede più.

 

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IL RAPACE

aquila

Sfinimenti amorevoli e discordie assassine.

Pelle di piume, pelle di animale, pelle disumana.

Cosa hai fatto del nostro nido?

Cosa hai fatto del nostro volo?

Rapace senza preda in volo.

Rapace con la vittima ancora al suolo.

Aquila divoratrice.

Aquila risolutrice.

Noumeno infelice.

Strappata la radice, come crescerà il fiore selvatico?

Era un ballo di piume, artigli e cuore invasato.

Era un sogno di capelli e crateri infossati.

Brivido di ossa.

Brivido di corpulenza carnale.

Cosa hai fatto dell’inferno?

Cosa hai fatto di quello che hai divorato?

Aquila, mangia ancora il tuo topolino,

mangia il tuo piccolo oggetto assassino.

Punta il becco, a caso, e divora il suo sonno,

divora la sua vita ora che ti sfugge

nel riverbero di quelle nuvole che non s’addensano mai.

NUTRITI!

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Nutriti!

I tuoi denti morderanno la mia mente.

Nutriti!

La tua fame mangerà la mia anima.

Nutriti!

Il tuo spirito si è svegliato:

dall’ultimo deserto del tuo mondo

hai fatto ritorno.

Nutriti!

Dalla tua notte eri fuggito,

ma ora io ho le chiavi

per aprire la tua notte.

Nutriti!

Questo cuore è assolutamente perso,

è una creatura a parte, cibatene!

Catturami!

Sii più veloce della tigre,

più astuto del serpente,

più malvagio di un demone.

Coprimi con la tua saliva nera,

non risparmiarmi un goccio della tua vita,

inondami!

Sii quella marea che si abbatte

sulla terra ancora vergine, assetata di semi,

per generare i frutti non ancora vissuti.

Sii quell’onda che sommerge

spogliandomi di ogni ragione fuorviante,

sii te stesso e lasciati nutrire.

Tutte le gabbie sono aperte,

persino la torre sta crollando,

il mio regno intero di tormento

ha smesso di tremare.

Nutriti!

Di questo nettare caldo

che il mio cuore stilla,

poichè il tuo calice sarà pieno

e tu sarai presto rigenerato da me.

Il vecchio mondo che hai conosciuto,

le montagne che hai attraversato,

e i fiumi che scorrono impetuosi nelle tue vene,

ti hanno portato a me per ridarti la vita.

Nutriti di me,

non aver paura di varcare quei confini

che non esistono tra noi,

di oltrepassare i limiti che non ci limiteranno.

Solo un folle come te può osare

cose impossibili.

Solo un folle può nutrirsi

del mio sogno.

Un altro non ha voluto tale sublime godimento,

poichè la follia non a tutti è gradita,

specie a coloro che contano sempre le dita

con cui disegnano futuri migliori e amori sicuri.

Ma noi che siamo esseri selvaggi

conosciamo bene l’abbraccio

di quel canto esistenziale

che il cuore va cercando.

Nutriti, mio cannibale.

 

 

 

PICCOLA ONDA

Sto aspettando la notte

per scendere e prenderti mentre dormi.

Sto aspettando la notte

per scendere sul tuo giaciglio

sentirti respirare e accarezzarti come se fossi una stella,

come se io fossi il cielo che ti ha fatta stendere ai suoi piedi.

E ti lascerò respirare finchè dormirai felice

tra le braccia del mio sogno impossibile.

Sto aspettando la notte per non risvegliarti

e guardarti mentre mi sogni e sogni quel legame

che non hai ancora trovato.

Ti lascerò dormire e ti accarezzerò come se fossi mare ed io il cielo sopra di te.

Ti guarderò come si guarda un’onda che arriva alla riva

dopo aver attraversato tutti i mari e sulla mia riva

tu potrai riposare come se fossi stanca di mille inutili vite

ed io potrò baciare le tue labbra essiccate dalle preghiere

che hai fatto per poter trovare ciò che hai cercato invano.

Sto aspettando la notte perché con la mia luce oscura

vorrei farti sbocciare, perché sei un fiore diverso

che nessuno ha saputo coltivare nel modo giusto.

Ora chiudi gli occhi e lasciati abbracciare,

piccola onda di mare….vieni…vieni a riposare

sul mio petto di sabbia e mare.

L’ORCO CATTIVO

Del frutto proibito un solo morso non mi bastò

e mangiai tutta la mela,

per questo riesco a vedere oltre gli occhi

dell’orco cattivo.

Era in un sogno, era in due sogni,

sempre lo stesso volto, era una precognizione?

Era in un incubo, era in due incubi, era una ossessione?

Mentre gli alberi azzurri scomparivano

e mentre volavo sopra i mari pieni di alghe,

il volto dell’Orco Cattivo, rimaneva a guardare

come avrei fatto a sfuggirgli senza uscire dal sonno.

Quando mi addormentavo sul cuscino

mi risvegliavo senza.

Quando mi tormentavo sul letto

mi risvegliavo senza aver riposato.

L’Orco Cattivo era sempre in agguato,

io ero solo una piccola cucciola,

e lui era così grande, così mostruoso,

io lo sognavo e lo vedevo ogni notte,

ed ora si è materializzato.

Un volto in un sogno,

lo stesso volto in due sogni,

gli stessi occhi che mi guardano,

Lo stesso incubo visto più volte.

Chi è questo mostro?

Chi sono io per questo gigante?

Una piccola bimba dorme

e sogna boschi, mostri, tesori e canzoni.

L’Orco Cattivo ha saputo aprire

le palpebre della fanciulla

senza toccarla con un solo dito.

E’ l’alba e la bimba si alza per seguire

il suo nuovo amico.