IL GIAGUARO

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Cammina sulle ombre del giorno e della sera,

di notte viene fuori come il mostro di ciò che era.

Cammina tra gli abissi di coloro i quali non temono

ciò che egli porta.

La carne e il sangue di quelle interiora

che non si aggrovigliano col volgo,

e che solo il dio di antichi rituali

porta sul suo midollo spinale.

Egli ha percorso moltissimi chilometri

per giungere alla fonte di ciò che ha un senso,

per arrivare all’anima che ha bevuto il suo sangue

quando egli era quel dio di tutte le genti antiche

che si inginocchiavano a lui.

O anima mia, prega la tua ultima preghiera,

perchè il cuore ti verrà strappato dal giaguaro

e la tua mente diverrà piume colorate

che si uniscono alle mani del dio

che ti ha liberata dal dolore dell’addio.

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LE LACRIME DEL SOLE

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Hai rapito le lacrime al sole,

hai avuto accesso al nucleo solare

in cui brilla quella voce antica

che faceva sempre il tuo nome.

Alla fine sei arrivato, feroce giaguaro,

feroce e spietato, dal tuo passato

sei uscito e hai trovato il sole di fuoco.

Nelle braccia della morte ho respirato,

con le mani della morte al mio collo

ho respirato la tua vita.

Tu hai osato sfidare la mia morte,

per riportarmi in vita.

Tu hai osato toglierti la vita

per ridarmi la morte.

Ora che le lacrime del sole

hanno brillato nel nostro buio,

ora è iniziato il tempo per la vera gioia.

Il dolore ha suonato dentro le mie vene,

il dolore ha suonato una musica nuova,

e la mia carne brucia di lacrime sonore,

la mia anima brucia di lacrime solari.

Il fuoco che ti porti dentro

consuma i miei occhi

e l’animale che sei ruggisce

dentro la mia gola.

IL DIO DEI MAYA

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Sorgi serpente ancestrale e striscia sulla mia pelle,

sorgi e striscia sulla mia carne,

striscia e allunga la tua lingua

per leccare quegli strati di dolore umano

che mi hanno seppellita

in fondo al mio liquido veleno.

Sorgi animale fiero e potente

in mezzo a questa vermigliosa gente

che macina solo parole.

Striscia la tua bocca di serpente

sulla mia anima che del tuo veleno

ha sete ancora.

Liquide lacrime e liquida ora

che unì la tua morte alla mia rigenerazione:

illusione non era sapere che tu portavi sulla tua schiena

il disegno della mia vita.

 

LA CARNE RIMASTA AL SOLE

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Dalla lunga estate ferita,

la carne è rimasta al sole

aspettando che il ferro dello spiedo

venisse ad infilzare

la gallinella pronta al rogo sacrificale.

La carne marcescente ora grida di dolore

per non esser stata consumata

dal suo vorace padrone.

La scintilla spenta

non si sa se possa far di nuovo fuoco,

poichè troppo a lungo è rimasta

non accesa dalle vostre desiderose parole.

Il corpo dorme, non vuole più nulla.

Marcia è la carne

che non avete avuto ancora

tra le vostre dita.

Il sole l’ha cotta

e voi non l’ha mangiate.

 

 

 

IL MIO PADRONE

Il mio Padrone è sole raggiante,

stella cocente e calore d’infinito.

Il mio Padrone è asfalto sicuro

e immenso precipizio

dove cadere a braccia aperte

sicura d’esser presa.

Un colore differente in mezzo ad altri colori,

un colore che ancora non conoscevo,

un colore che sa di cattura, perdizione,

metallizzata passione di entrambi

legati da una corda in perenne tensione.

Il mio Padrone è notte fonda,

respiro oscuro e abissale dominazione,

spina all’occhiello e cintura piegata

sul mio collo.

Il mio Padrone è gigante

e mi rende piccola,

come una formica

davanti ad un formichiere.

Il mio Padrone è regno

dove trovo il fiume che mi ristora,

il vento che mi accarezza i capelli,

e la frusta che mi spezza la schiena.

Egli è creatura di rugiada e acciaio,

mischia fuoco e ghiaccio insieme,

per sorridere di me

e farmi annichilire,

con la sua perfida ragione mentale.

Il mio essere intero fibrilla,

quando egli istilla in me la sensazione

di essergli essenziale, e ciò mi rende forte

senza esser più forte di Lui.

Il mio Padrone veglia sul mio sonno,

e mentre io sogno di lui,

lui non sognerà di me

poichè io sono soltanto

la mano con cui mi ama

e si dona completamente a me.

DUE LEONESSE

Prima che io possa iniziare a capire

dove inizia il tuo potere e dove finisce il mio.

Prima che io possa capire dove si può trovare una seconda via

per incrociare l’anima tua alla mia.

Forti leonesse nell’arena dove i leoni aspettano,

usciamo da un passaggio nascosto e arriviamo all’aperto.

Dove vuoi andare, micina graziosa?

Non ruggire ancora, non sei la mia sposa.

Avevi la criniera e non me ne sono accorta?

Ora che sei dietro quella porta

non se ancora in grado di sapere

dove potrebbe portarti questa nuova visione di te.

Non sapevi di essere a me così uguale

e hai dimenticato una parte della tua vera natura?

Piccola micina, non ruggire ancora,

io stavo per esser sbranata quando tu sei entrata nell’arena,

e non sapevi di esser leone pure tu.

Siamo tutte due immerse nella sabbia,

possiamo strisciare insieme verso l’uscita,

io sono già fuori dal cancello dell’arena.

Prova a seguire le mie orme e vai via da questo mercimonio,

la tua carne è dolce e vogliono solo divorarla.

Nessuno conosce i baci della passione,

nessuno conosce il vero perdono dell’anima,

perché non vedi cos’è davvero l’amore?

Piccola micina, piccola leonessa,

non c’è domatore che sappia dare valore

a quello che sente il tuo cuore.

Questo circo a in cui giochi è solo divertimento puro

per soli uomini e tu a nessuno ancora appartieni.

Ecco perché ruggisce la tua bocca e grida la tua gola,

ciò che hai non è che stupido gioco, e sai che il gioco finisce.

Ma l’amore è venuto a tirar fuori la tua vera inclinazione,

poiché solo l’amore vede in te ciò che tu stessa non riesci a immaginare.

Ferma la tua battaglia in questa arena di leoni,

agita la coda e scegli di uscire di scena,

poiché il destino vuole darti ciò che non hai mai vissuto.

Prima che io possa iniziare a capire qual è il tuo colore preferito,

inizia a indossare su di te il mio, perché due leonesse nel deserto

si coprono solo col sole dell’amore.

LeonesseDormono