SCIOGLIERE LA PIETRA

il nodo

Può sciogliersi la pietra sotto i raggi di un freddo sole?

Può sciogliersi un nodo fatto da una forte catena?

Può sciogliersi un sogno diventato incubo?

Quale altro gelo porterà il tuo cuore?

Quale altra morte aspergerai nelle mie vene?

Potrai nutrire il mio buio senza farmi male?

Potrai entrare senza scucire il dolore dai miei occhi?

Non ho nessuna voglia ma la voglio trovare.

Non ho nessuna speranza ma la voglio rinnegare.

Potrai spezzare quella catena che mi ha strozzato senza farmi morire?

Potrai diventare il mio vero Padrone?

Dimenticati di te.

Dimentica il motivo.

Dimentica la tua ragione.

Solo col cuore potrai avvicinarti ed avere successo.

Ma la pietra è morbida fuori e dura dentro.

La pietra ha due anime: minerale e animale.

Come potrai domare quella belva?

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I DUE AMANTI

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Lui dorme. Il Re Artù dorme.

Il re forse sta sognando.

La sua barba rimane sollevata

mentre il respiro si interrompe

e poi riprende.

Lei, la Regina, Guinevere,

si gira verso il muro e si chiede:

chissà se anche Lancelot sta domendo

o pensa a lei.

Lei, Guinevere, non riesce più a dormire

da quando quel bel giovane s’è presentato

al servizio del suo consorte.

L’armatura di Lancelot quel giorno

splendeva della luce lunare

e la sua forza fisica aveva prevalso su tutti.

Dopo la lotta e la vittoria, quell’uomo

l’aveva guardata in quel modo strano,

e il suo sguardo era fisso e sicuro.

Lai, la Regina, non si era mossa,

nè aveva abbassato gli occhi:

Lancelot era un suo pari,

nella guerra contro le ingiustizie,

anche lui aveva l’onore nel cuore.

Lei, Guinevere, era la fata bianca,

e aveva visto nella nebbia della notte

che un uomo sarebbe giunto

da un paese lontano.

Era passato un anno

da quel primo sguardo,

eppure in tutto quel tempo

Lancelot non le si era avvicinato mai.

Da lontano, con rispetto, aveva per lei

sempre lo stesso sguardo fisso

e sembrava aspettare il momento giusto.

Poi un giorno, lei era lì, in mezzo al verde,

per una solitaria passeggiata e lui sbucò dal nulla.

Lancelot disse di averla seguita

per proteggerla ma gli alberi avevano già detto alla fata incantatrice

che lui era lì per donarle il suo amore.

Guinevere lo vide venire verso di lei

ed io suo cuore ebbe un sobbalzo:

“ Vi prego, andate via. “

Ma lui si inginocchiò ai piedi di lei e le confessò:

“Mia Dama, accettate il mio amore;

io sono rimasto qui solo per voi. “

La Regina si mosse verso un albero maestoso,

uno dei suoi amici spiriti del bosco,

e su di esso pose la sua mano

quasi a volersi reggere da quel peso sul cuore

di cui non era riuscita a liberarsi.

“Vi prego, io non posso, io non devo. “

Lancelot si rialzò e la raggiunse.

Prese la sua mano, arresa,  nelle sue:

“Mia Dama, voi state morendo accanto a quest’uomo

Che non vi capisce e non vi valorizza. Io vi amo,

io vi voglio liberare  e riportare nella terra dove siete nata,

e liberarvi da questa vita a cui siete stata forzata. “

Guinevere iniziò a piangere,

poiché quelle parole esprimevano la verità della sua condizione

di donna legata ad un uomo con cui non condivideva più nulla.

Quindi, lasciando la sua mano in quelle del bel giovane,

e abbassando gli occhi gli disse:

“Io non posso più far tacere il mio cuore.

Portatemi lontano, nella mia terra, e siate mio scudo

e mio futuro. Solo voi sapete chi realmente io sia.”

Lancelot strinse ancor di più quella mano nelle sue

e vi depose un bacio che aveva l’ardore del fuoco,

di quel fuoco potente che solo un uomo coraggioso

può sopportare dentro di sé senza bruciarsi.

Guinevere girò il suo viso e lo guardò negli occhi.

Non disse più nulla.

Lancelot fischiò e subito dopo apparve il suo destriero.

La Regina fu posta davanti e il suo cavaliere dietro di lei.

Così scomparvero quelle due anime

che non appartenevano al regno degli uomini

ma alla terra di Avalon,

portando con sé la forza di quel cuore

che supera le regole e i legami dei mortali.

THE KING

Principi sono passati in molti

sotto le finestre del mio castello.

Cavalieri alati e non,

con spade fiammeggianti

ed elmi argentei e infrangibili.

Guerrieri di ogni tipo,

coraggiosi e ardimentosi,

tutto dichiaravano

lo stesso amore,

lo stesso desiderio.

Ogni loro arma era buona

per farmi cambiare decisione,

ogni loro rosa era un dono così scontato

che mai le ho messe in un solo mio vaso!

Quanti canti e quante poesie ho ricevuto,

io, piccola sovrana di un regno così oscuro,

ch’essi non ne hanno mai visto il confine.

Quante lotte hanno fatto

per donarmi il frutto migliore,

colto dall’albero del mio giardino,

scontrandosi per ottenere il mio dolce favore.

In mezzo a tanto caos di guarnigioni bellicose,

senza cavallo, senza spada, senza rosa

giunse un uomo che aveva per unica arma

le sue mani e la sua mente.

Io chiusi la finestra,

non volevo vedere

quella luce oscura

che mi attirava fuori,

ma dovetti scendere fino all’ultimo scalino

dalla mia torre dorata

per sentirmi dire ch’ero proprio io

la fortunata.

Con un solo sospiro nero

feci sparire tutti i guerreggianti

dal mio giardino,

aprii la porta,

e accolsi Lui.

Un Re si riconosce

non dalla corona,

ma dalla forza

che porta sempre

nel cuore .